Alfa 75, un amore breve ma intenso

14 aprile, 2015 | Nermin Begovic


Alfa 75.

Alfa 75. Lanciata nel 1985.

È arrivata in famiglia quando io non avevo ancora 14 anni e ancora giravo per la città in bicicletta. Alfa 75 seconda serie, 1.8, grigio medio metallizzato, e una linea che urlava dinamismo anche da ferma.
A dirla tutta la 75 aveva già perso lo scettro di ammiraglia in casa Alfa, rubato dalla 164, diversa in tutto, meccanica, stile e filosofia da plastica dozzinale.

In quei primissimi anni 90 la 75 viveva il suo declino eppure manteneva quel fascino che le rimarrà addosso per sempre, anni luce davanti alla 164.
Mio padre la utilizzava quotidianamente per il tragitto casa lavoro. Io ci salivo come passeggero apprezzandone il rumore inconfondibile quando papà schiacciava l’acceleratore… il luccichio del control panel che sembrava fantascienza, il freno a mano che sembrava la manetta di un jet e soprattutto la bella atmosfera da berlinetta sportiva che vi si respirava.

Alfa 75.

Alfa 75. L’estetica era riciclata da quella della Giulietta. La meccanica dall’Alfetta.

LEZIONI DI GUIDA CON L’ALFA 75

Le vacanze estive erano un’esperienza vera: il caldo torrido e l’assenza del condizionatore, i finestrini aperti e il rumore, parte integrale della macchina con il sommesso borbottio che saliva e si trasformava in urlo possente nell’arco giallo del contagiri.
Gli anni passavano, prima di prendere la patente, a 17 anni ho convinto mio padre a darmi qualche lezione di guida.
I primi metri li ho fatti in uno spiazzo, dove oggi c’è un supermercato, senza mai superare i 20 all’ora. Ho imparato così a mettere tutte le marce quasi senza accelerare, giocando con la frizione.
Così, pian piano ho preso dimestichezza e imparato a guidare.

Alfa 75.

Alfa 75. Il nome deriva dal 75esimo anniversario della Casa di Arese.

17 ANNI E TROPPA VOGLIA DI GUIDARE

Papà però in quel 1998 venne trasferito all’estero, così mi ritrovavo spesso a casa da solo visto che anche mia madre all’inizio lo seguiva spesso nei suoi viaggi. E qui è nata un’idea malsana, il pensiero che di giorno in giorno mi tormentava.
La voglia di prendere la macchina e farmi un giro, anche se avevo solo il foglio rosa. La prima volta è stata di pomeriggio.
Con un po’ di paura sono sceso nel garage, stando attento che i vicini non mi vedessero, e ho messo in moto.
Retromarcia e piano fuori dal garage all’interno del cortile condominiale. C’era ancora la P sul lunotto posteriore.
Ma il pensiero all’ira dei miei se avessero saputo cosa combinavo mi ha fatto desistere, così l’ho rimessa in garage. Il giorno dopo però ho preso più coraggio: sangue caldo dei 17 anni.

Alfa 75.

Alfa 75. Rispetto alla Giulietta gli interni erano molto squadrati.

EMOZIONI, AL LIMITE

Dopo aver aspettato la sera per non essere visto dai condomini, sono sceso velocemente in garage, via la P da sfigato, e in un minuto ero in strada. Wow. Svolta a sinistra, quartiere periferico e strade deserte. Semaforo. Luce verde.
Innesto la prima. Su fino al limitatore, poi la seconda, poi la terza, ah il rumore, il cuore a mille, un po’ per l’emozione della velocità un po’ per la paura di essere beccati.
Un giretto di 10 minuti scarsi per il quartiere godendomi l’auto e arriva l’ora di rientrare, più che altro per la paura di essere visto da qualcuno o peggio fermato dalle forze dell’ordine.
Freno. Torno indietro. Ma prima ecco uno spiazzo di erba grande abbastanzA. Ci arrivo piano in seconda, metto la prima, giro il volante e accelero a fondo, l’auto comincia a girare su se stessa..grandioso il primo 360°. Al rientro a casa sapevo già che l’indomani l’avrei rifatto.
Nei mesi successivi, quando entrambi i genitori non c’erano, le uscite erano diventate quotidiane e pian piano imparavo a conoscere l’auto. Ci andavo in sala giochi pomeriggio, e anche a scuola, nascondendola però in un parcheggio esterno per non essere visto dai professori.

Alfa 75.

Alfa 75. E’ già diventata un mito per una generazione.

L’INESPERIENZA E LA TRAZIONE POSTERIORE

Poi, nel maggio del 1998 è arrivato il fatidico giorno: ho preso la patente. Esattamente due giorni dopo, al ritorno da una serata tra amici, in una curva presa allegramente, con l’idea di fare l’ennesimo sovrasterzo della giornata, la 75 mi ha ricordato che una trazione posteriore e un giovane e inesperto guidatore non erano il mix ideale.
E così il sovrasterzo è finito su un albero. Frontale andato e radiatore sfondato. Ma la cosa più amara era la diagnosi che sconsigliava dal punto di vista economico la riparazione.
Sapevo che non avrei avuto un’altra macchina bella come la l’Alfa 75. Quel fine settimana ho accompagnato il babbo alla concessionaria Alfa Romeo. Siamo tornati a casa con una 145 1.4 ts grigia. Ma questa è un’altra storia.

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11 commenti

  1. Giovanni ha detto:

    bellissimo articolo, sembra quasi la mia storia…anche io, come te (mi permetto di darti del tu visto che siamo coetanei!), ho imparato a guidare sull’alfa 75 1.6 del mio papà. l’ho fatto un paio di anni prima, a 15 anni, ma nel 1998, quando ho preso la patente, è diventata la mia prima auto. Era un’auto fantastica, l’accelerazione scatenava una scarica di adrenalina nel mio corpo, la trazione posteriore regalava emozioni uniche. La mia non finì contro un albero ma, bensì, contro una 126 prima serie che non dandomi precedenza mi venne addosso! Anche a me frontale e radiatore! Mio padre la fece riparare con il rimborso dell’assicurazione ma nel 2000 decise di acquistarmi una Opel Corsa 1.0 visto che per andare all’università metteva 50.000 lire di super a settimana. Per fortuna rimase in casa l’Alfa 156, dal 1998 fino al 2010, ma questa è un’altra storia!

  2. Nermin ha detto:

    Grazie Giovanni !

  3. eusebio ha detto:

    Io non ho imparato a guidare l’auto con una 75, ma bensì con un’alfetta 1800, era l’ultima auto di mio padre, l’aveva acquistata nuova dopo un glorioso 1750.
    Di lì apoco riuscì a guidare un affetta 2000 di mio fratello maggiore, dopo la patente arrivo puntualmente la 75 1600 una 75 2000 TS, ED infine una 75 turbo America, in contemporanea giravo con uno spider duetto 2000 QV America che era un go-kart.
    Ringraziando il cielo non ho mai avuto incidenti, ma sono riuscito a collezionare diverse multe x eccesso di velocità ed un paio di riti ridi patente per guida pericolosa. Ho dovuto anche rifare gli esami.
    Le alfa mi sono rimaste nel cuore. Non torneranno più.

  4. Giovanni ha detto:

    Vabbe la 145 non e’malvagia. Molto sottovalutata,e probabilmente piu’ affidabile. Mi avessi detto che ,la macchina a sostituire la 75, e stata una daewoo matiz, forse ti avrei dato molta compassione. Cmq la 75 guida come nessuna macchina che io abbia guidato (inclusa la 4c e una 911). Ne ho due: una 2.0 ts e una 1.8 turbo america. Ma ho anche una 145 quadrifoglio e una 916 gtv 3l v6. Tutti i modelli hanno il loro carattere.

  5. Giampaolo ha detto:

    ma come prendevi lauto per andare a fare i 360° su erba e tuo padre non se ne accorgeva??? mah Non vedeva che l’auto era più sporca di quando l’aveva posteggiata in garage??

  6. daniele ha detto:

    ..oltre al freno a mano che sembrava una manetta aeronautica, i pulsanti degli alzacristalli sul padiglione… una figata pazzesca!!!!

  7. Demetrio ha detto:

    Ho avuto la fortuna di possedere prima il turbodiesel 2000 tdi motore VM che sembrava un camion e che nn appagava i miei gusti tenuta solo 8 mesi. Dopo acquistai finalmente il potente motore 2000 twin spark …. uno sballo scalate di marcia fino alla prima marcia quasi a 100 km orari in curva per poi di nuovo 2 e 3 e cosi’ via…. roba da urlo assetto billstein allora 3 milioni di lire …centralina e filtro KN …..entravo in curva derapando…era spaziale…la vera e ultima alfa….148 cv di pura follia…un mostro sacro degli anni 90

  8. Giacomo ha detto:

    Giovanni, che ne pensi di Giulietta? L’hai guidata? A me ha entusiasmato, una delle migliori auto che abbia guidato. Anche 147 notevole. Un’Alfa!

  9. Giovanni ha detto:

    Non ci posso credere… leggere questo articolo mi ha catapultato a 25 anni fa. Alfa 75 1.8 ie grigio verde metallizzata del babbo. Stupenda filante con quel sound inconfondibile. Anche io a 17 anni la prendevo in prestito di nascosto per fare i giri furtivi intorno al quartiere. A 20 anni era praticamente mia anche se mettere benziana costava ma me la sono goduta in pieno imparando pian piano ad intraversarla. A 24 anni trasferito per lavoro ne ho comprata una tutta mia,ma la turbo America rosso alfa. Un sogno! Non ce n’era per nessuno. L’ho tenuta solo pochi mesi ma la passione della trazione posteriore e dei traversi mi è rimasta. Infatti adesso ho una BMW.

  10. Lorenzo ha detto:

    Bellissimo racconto! Ti capisco benissimo, io sono del 1973 quindi più o meno dovremmo essere coetanei. Ricordo molto bene quest’auto, difficile da guidare per un neopatentato!

  11. SilvioB ha detto:

    non discuto doti stradali o tecnologiche-meccaniche (d’altra parte ricalca la sublime Lancia Aurelia) e nemmeno l’affetto che giustamente che ha uno che ci è cresciuto.
    Ma..
    che Brutta che è stata! mamma mia.. mai potuta vedere nemmeno quando usci’.. nata vecchia, squadrata, coi vetri quasi verticali/piatti quando il mondo dell’automotive era avanti e si arrotondava. Ma soprattutto quelle proporzione assurda della coda cubica che senza senso si “impicca” in alto in modo scatolato applicato ad una linea che prima era curva! Alta e stretta come fosse un furgone, esattamente l’opposto di una sportiva! E d’altra parte per “nascondere” queste assurde proporzioni gli viene applicata una pesante cornice di plastica in modo interrompere la visione completa e le sproporzioni. Sorvolo poi sugli interni (cruscotto ecc) anch’essi ben poco attraenti e con materiali e assemblaggi gia superati perche alla fine quella parte è complessivamente piu digeribile. ma il resto.. :/

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