L’Alfa Romeo e il Diesel, una storia particolare

29 giugno, 2017 | Flaminio Massetti

Una brochure della Giulia Diesel.

Alfa Romeo è da sempre un marchio associato alla sportività, al dinamismo, alla competizione. Negli anni ’50 Alfa Romeo debuttò nel mercato di massa con la gamma Giulietta entrando nelle simpatie di un pubblico facoltoso che non rinunciava a distinguersi con auto brillanti, performanti, in grado di concludere sorpassi veloci, di arrivare alla soglia dei 100km/h in una manciata di secondi. La sete di sportività degli acquirenti accompagnava quella di combustibile dell’auto, dove la scelta della “benzina super” era quasi obbligatoria, altrimenti il bialbero “batteva in testa”. La Pompa del gasolio era distante da quelle delle benzine: veniva utilizzata dalla trazione pesante.

Ma nel 1976 anche le Alfa raggiungevano quella pompa distante, spesso imbrattata di materiale oleoso, come il grezzo combustibile che non “cibava” più soltanto gli autoarticolati o i pullman. Il passaggio al gasolio era avvenuto anche nella casa del biscione a seguito della crisi petrolifera dei primi anni ’70, quando le doti di sportività costavano troppo combustibile e non si poteva più far finta di eludere il problema. Il dubbio in casa Alfa era duplice: quale modello utilizzare e, soprattutto, quale propulsore considerando il fatto che ad Arese i motori erano da sempre progettati con spinterogeno e puntine.

La prima Alfa Romeo Diesel

Alfetta 2.4 Turbo Diesel.

Alfetta 2.4 Turbo Diesel.

Il modello da utilizzare doveva essere quello più in declino in termini di vendite, magari con la speranza di risollevarne gli indici di vendita. Giulia era in campo da ben 14 anni. Tanti per un modello che, nonostante tutto, ancora sopravviveva. Non interessava quindi avere un’auto troppo capiente: il diesel era preferito dai rappresentanti, da chi copriva lunghe distanze ogni anno per lavoro e lo spazio interno non era un elemento limitante. Inoltre occorreva uscire dalla concorrenza di Mercedes-Benz, Opel e Peugeot che di grandi auto a gasolio erano esperte. Il propulsore quindi era stato individuato nel Perkins 4.108 da 1760cc (50CV di potenza), acquistato dall’Alfa in grandi quantità per motorizzare i veicoli commerciali Alfa Romeo A12 ed F12. Robusto, parsimonioso nei consumi, non eccessivamente ingombrante da entrare nel vano motore di una berlina media. Ma il flop commerciale era alle porte. E pensare che l’azienda del biscione poteva acquistare, ad un prezzo ridotto, i motori diesel prodotti dalla VM di Cento (FE). Occorreva tuttavia smaltire il carico di Perkins già presente nei magazzini Alfa: non aveva senso riempirsi di nuovi propulsori a gasolio. Il “vecchio” diesel Perkins si rivelò presto obsoleto. Troppe vibrazioni nella scocca dell’auto, troppo il rumore trasmesso all’interno dell’abitacolo. E le prestazioni non erano certo brillanti, nonostante la quinta marcia, elemento rarissimo per le auto diesel. Le grandi Mercedes 220D o Opel Rekord 2.3D viaggiavano ancora in quarta.

I 135 Km/h della Nuova Super Diesel (questo il nome esatto della Giulia destinata al gasolio) non erano in realtà insufficienti per una motorizzazione diesel: il rumore ed il confort però scarseggiavano alla grande non permettendo alla berlina di Arese di coprire lunghe distanze senza sostare. La presenza di un contagiri (unico caso per un’auto diesel), di una meccanica raffinata (del tutto simile a quella del modello a benzina), di una tenuta di strada ragguardevole, di una frenata efficace non riuscivano ad eludere i pesanti difetti del propulsore. Dopo 6.500 esemplari e due anni di produzione la vita del Perkins dentro le vetture Alfa cessò di esistere per lasciare spazio ai propulsori diesel ferraresi della VM. Stavolta sovralimentati, in grado di far “volare” le nuove Alfetta 2.0 TD oltre i 160 Km/h e regalando loro il primato di “berlina diesel più veloce”, come fece il glorioso bialbero a benzina 1.8 montato negli esemplari Alfetta prima serie che la fecero conoscere come la “berlina più veloce del mondo”.

La plancia in un volantino.

Alfa Romeo, sfruttando la caratteristica per la quale veniva riconosciuta e cioè la velocità, seppe ben sfruttare il ricordo proponendo nel 1984 l’Alfetta 2.4 TD che con i suoi 92 CV sorprendeva in termini di accelerazione e velocità di punta. Se le tedesche e le francesi puntavano sul consumo, Alfa puntava sulla dote sportiva anche per i modelli motorizzati a gasolio fino ai modelli Alfa 90 e Alfa 75 che montavano il medesimo 2.4 TD rivisto e riaggiornato. Il secondo Flop commerciale si ripresentò con Alfa 33 1.8 TD nel 1988. Il tricilindrico diesel riproponeva le fastidiose vibrazioni della Nuova Super Diesel e prestazioni non esaltanti. Il grande problema della 33 1.8 TD era di fatto il confort di marcia: sotto i 2000 giri/min il propulsore costruito sempre dalla VM generava una rumorosità poco tollerabile. La vita del modello fu molto breve. L’esordio poco esaltante del 1976 lasciò tuttavia spazio al progresso del diesel in Alfa Romeo passando per Alfa 164, 145, 146, 147, 156, 159. Fino ai giorni nostri, dove oramai l’era della globalizzazione ci ha fatto quasi dimenticare che in principio, l’Alfa, si fermava solo di fianco alle pompe della benzina: quella SUPER.


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