Le 10 auto incomprese del passato

30 marzo, 2017 | Daniele Boltin

Alfa Romeo Alfa 6

Alfa 6.

Quartamarcia dal giorno della sua nascita ha un debole per le auto “normali”, quelle che qualcuno ritene di Serie B, o figlie di un dio minore. Sta di fatto che il nostro motto parla chiaro: «Pensavamo che un’auto non potesse emozionare come un’opera d’arte, poi ci siamo trovati davanti a una Ferrari 250 GTO. Poca cosa, comunque, rispetto alla Fiat 131 Mirafiori di papà».
Insomma, le auto normali, per gente normali, ci piacciono. Perché hanno sicuramente più cose da raccontare. L’abbiamo visto con le nostre storie di auto, raccontando la rinascita di questa Seat 127 o di questa Fiat Panda 45 o della Alfa Romeo Alfetta, per arrivare anche a macchine come la Fiat Tempra.

Alcune di queste macchine oggi sono poco considerate, ma ce ne sono molte altre che hanno ricevuto una brutta accoglienza anche quando sono state lanciate sul mercato. Secondo Autoscout24, quelle che vi stiamo per scrivere sono le 10 macchine più sottovalutate del passato. In questo articolo ci limitiamo a riportare la classifica del famoso sito di annunci, come sempre vi invitiamo a commentare in fondo all’articolo, poi daremo il nostro punto di vista su una classifica di questo tipo.

Al primo posto di questa speciale classifica hanno piazzato la Ferrari Mondial. Oggi è una Rossa a buon mercato e, secondo chi ha stilato la classifica, visto il prezzo mediamente inferiore ai 40 mila euro, amata da chi si vuole avvicinare al mondo del Cavallino Rampante.

Fiat Argenta.

Al secondo posto la Maserati Biturbo, frutto di un’idea di Alejandro De Tomaso, che oggi si sta prendendo una rivincita, nonostante i problemi di affidabilità ne abbiamo segnato la carriera negli anni 80. All’ultimo posto del podio la Dino 308 GT4, che con il suo design a cuneo forse osava troppo per il 1974.

La quarta cenerentola secondo Autoscout è la Porsche 914, snobbata da diversi puristi Porsche (ma non è l’unica). In quinta posizione la Fiat 130, risposta alle ammiraglie tedesche, non è riuscita a raggiungere il suo obiettivo, ma anche la sfortuna ha fatto la sua parte.

Al sesto posto si piazza la Lancia Gamma, che oggi per gli appassionati del marchio torinese è un buon affare. Autoscout ha fissato il prezzo medio a 5.500 euro. Subito dopo un altra incompresa italiana: la Alfa 6.

All’ottava posizione troviamo la Citroen SM, con un design estremo e tanta tecnologia ovunque. Al nono posto la Fiat Argenta, penalizzata dalla mancata innovazione rispetto al modello precedente, la 132. Infine, in fondo alla classifica c’è la Renault 6. Pensata come versione migliorata della R4, è un incompresa che ha venduto oltre 1 milione e mezzo di esemplari in una commercializzazione durata ben 19 anni.


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3 commenti

  1. Angelo ha detto:

    Non tanto d’ accordo per quanto riguarda le FIAT 132, e 130 personalmente le ho viste come ottime auto.

  2. Fernando ha detto:

    Al mio diciottesimo compleanno, mio padre mi regalò una Fiat Argenta usata proveniente dal mercato tedesco.Macchina fantastica,spaziosa è comodissima. Il rammarico di non averla tenuta conservata come auto d’epoca.Saluti Fernando

  3. Giuliano F. ha detto:

    Basta solo leggere il commento al 10 posto “…un incompresa che ha venduto oltre 1 milione e mezzo di esemplari in una commercializzazione durata ben 19 anni.”
    Per capire quanto valgano queste classifiche senza capo ne coda…
    Personalmente trovo che di incomprese ce ne siano ben altre, tipo la Primula dell’Autobianchi apripista delle tutto avanti del gruppo FIAT (che tanto fece per bloccare lo sviluppo della AR Tipo 103 per non trovarsi battuta sullo sviluppo di una tuttoavanti), che non si fidò della propria soluzione fino a che non fu ampiamente sperimentata col marchio di Desio.
    O l’Alfasud Giardinetta sicuramente un’ottima familiare, ma forse fin troppo raffinata.
    L’ Alfa6 non è decisamente tra le Alfa Romeo meglio riuscite anzi, stile pesante, pesantissima e decisamente tutt’altro che in linea con la tradizione del marchio.
    La 130 più o meno sulla stessa linea anche se decisamente meglio riuscita stilisticamente.
    Più che incomprese le definirei mal “deliberate”.
    Come l’ARNA e la Duna…

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