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    Categories: Storie di auto

Come ho salvato la Volvo 66 DL del nonno

di Marco Bellotti

La storia della nostra “Carolina” è la storia della nostra famiglia. Tutt’altra vicenda rispetto alla Ford Fiesta MK1 che ho trovato per strada e restaurato.
Mio nonno Carlo comprò la sua nuova Volvo 66 DL giardinetta il 21 dicembre del 1979 nella concessionaria Volvo/Daf di Tavazzano, un paesino di campagna a sud di Milano. Da allora questa simpatica e insolita macchina non ci ha più abbandonato.

Volvo 66 DL.

Compagna di innumerevoli vacanze dove diventava, a sedili abbassati, una sorta di “carrozzone” per portare i nipoti in montagna, sfruttata al massimo nel trasporto di merce per lavoro con tanto di portapacchi e caricata all’inverosimile veniva sempre però asciugata ogni volta che prendeva una pioggia al ritorno in garage e tenuta come un gioiello. Ricordo ancora quando i miei nonni si trasferivano da noi in toscana per le vacanze estive e mio nonno portava me e i miei cuginetti a fare delle belle gite con noi bambini nel bagagliaio (sembrava enorme all’epoca!).
La Volvo 66 DL dopo una vita particolarmente attiva ha accompagnato mio nonno fino alla metà degli anni 90 quando purtroppo, costretto da una malattia, l’ha parcheggiata in garage, smettendo così di utilizzarla.

Il nonno e la Volvo.

Nel 1997, quando io ero ancora un bambino di undici anni, il nonno è venuto a mancare. Ma prima di morire ha fatto promettere a mio zio che si sarebbe preso cura della sua macchina.
È qui che, dopo 18 anni di onorato servizio, la piccola Volvo è stata messa in letargo in un garage preso appositamente in affitto dagli eredi per conservare l’auto, nella speranza che qualcuno tornasse ad usarla.
Purtroppo questo, non è accaduto e dietro quella serranda la 66 è finita la sua storia di auto di famiglia in un letargo che sarebbe durato per dieci lunghi anni di abbandono.

La Volvo 66 in campagna.

Poi, in un giorno come un altro, di quelli in cui io e i miei genitori partivamo dalla Toscana per andare a trovare la nonna e i parenti a Melegnano, a un tratto con mio zio mi ritrovo davanti ad un garage.
La serranda si apre… ed eccola lì… la Volvo del nonno!
Il suo scintillante blu era coperto da un bel po’ di polvere… ma era ancora lei!
Erano dieci anni che non la rivedevo, ero cresciuto, ma all’improvviso mi sono tornati alla mente tutti i ricordi di quando ero piccolo.
Cerchiamo di metterla in moto ma senza successo, perché la batteria è a terra.
La spingiamo timidamente fuori dal garage ed entro nell’abitacolo: nulla era cambiato… all’interno di questa auto il tempo si era veramente fermato! Il profumo che aveva quando la usava mio nonno era ancora lì, i suoi oggetti, la calamita “non correre pensa a noi” con le foto di noi nipoti, la borsa degli attrezzi da lavoro nel bagagliaio, addirittura l’Arbre Magique, erano ancora tutti lì, come se fosse stata appena parcheggiata da lui.

La 66 è un modello poco conosciuto in Italia e al giorno d’oggi gli esemplari circolanti si contano davvero sulle dita di una mano.
Convincere i miei genitori ad addentrarsi in un’avventura del genere non è stato facile, anche perché non avevamo il posto per un’altra auto.
Alla fine il posto lo abbiamo trovato, acquistando un terreno vicino casa e costruendo da zero un garage apposta per la nuova arrivata.

La Volvo 66 restaurata.

In una sera di settembre del 2007 sono partito dalla Toscana alla volta di Milano a bordo di un carro attrezzi per portare via dal letargo la mitica 66 del nonno che ben presto sarebbe tornata a scorrazzare per le strade.
Da qui è iniziato un lungo restauro della meccanica non per le condizioni dell’auto in sé, ma per la difficoltà nel reperire i ricambi per un modello praticamente dimenticato dalla casa madre e da qualsiasi ricambista. Questo fattore determinante mi ha spinto ad acquistare un’altra 66 gemella trovata fortunatamente nelle campagna del Mugello, per poter avere una banca ricambi totale.
Poco tempo dopo ho scoperto che in Olanda queste Volvo, che prima erano DAF (La Volvo acquistò la Daf nel 1975 adattando le loro vetture ai noti standard di sicurezza svedesi) , sono ancora presenti e ci sono dei ricambisti che mi hanno spedito in Italia tutto quello che mi serviva. Devo dire che questi dieci anni di fermo, e per di più all’asciutto, l’hanno preservata dall’usura del tempo regalandomi una prima fase di restauro conservativo fatto solo di sostituzione marmitta, frizione del cambio automatico Variomatic, filtri, olii e candele.

Insieme all’auto donatrice.

Il colore blu della carrozzeria e i rivestimenti panna degli interni sono ancora tutti gli originali di quando mio nonno la comprò nel 1979. Nelle prese d’aria cromate posteriori ha ancora tracce della pellicola protettiva di quando è stata acquistata.
Oggi la mia Volvo 66 DL è in pienissima forma ed è la mia compagna di gite fuori porta, raduni, mostre e concorsi.
Dal 2007 ad oggi quest’auto mi ha regalato e mi continua a regalare enormi soddisfazioni e si è guadagnata anche la Targa Oro Asi per il suo stato di conservazione.

In viaggio.

È stata poi la protagonista di articoli interamente a lei dedicati su due riviste del settore sia in Italia (Ruoteclassiche – marzo 2009) sia in Francia (Gazoline – febbraio 2011) poiché la rarità di questo modello incuriosisce un po’ tutti, dai lettori ai passanti per strada che mi fanno sempre molte domande su questa insolita giardinetta, lontana dai canoni classici del marchio svedese.
La 66 se la cava bene su tutti i tipi di strada e anche in autostrada, dove ad una velocità costante di 110 km/h percorre tragitti medio lunghi senza alcuna difficoltà.

La Volvo sulla neve.

Un giornalista mi ha chiesto: «Perché proprio la Volvo 66 DL?»; io gli ho risposto: «Perché scegliere una classica 500 o una Giulietta che le possiamo ritrovare quasi ovunque… una 66 incuriosisce anche solo il passante che rivedendola si ricorda di questo modello, ormai dimenticato dai più».
Un collezionista di auto italiane infine una volta mi ha detto: «Vedrai che tribolerai a trovare i pezzi per una Volvo… prenditi una Fiat che è più facile!». Aveva ragione, ma la passione secondo me è anche questa… girare il mondo per poter trovare il pezzo necessario per riparare il guasto.
Mio nonno probabilmente sarebbe fiero di come mi sto prendendo cura della sua “Carolina” anche perché io per primo sono fiero di come lui l’ha mantenuta perfettamente quando era sua.

Redazione:

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  • Conosco il concessionario dov'è stata acquistata questa macchina. Lì mio padre ne acquistò 2, una berlina e una coupè, quando il marchio DAF non era ancora stato incorporato in Volvo.
    Su quelle auto ho il ricordo della mia infanzia, ormai passata da un po' di tempo.
    Da allora auto di altre marche ci hanno accompagnato nel nostro cammino, però un po' di nostalgia riaffiora quando mi torna agli occhi il logo di quel marchio e, forse, è anche per questo che dopo più di 30 anni sono tornato a guidare Volvo.

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