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De Tomaso Mangusta, l’altra supercar

Mangusta.

Alla fine degli anni 60, chi voleva una automobile a motore centrale, sportiva e adatta alla strada, poteva scegliere tra due italiane di altissimo livello: la Lamborghini Miura e la De Tomaso Mangusta.
Se la Miura ha di fatto introdotto nel campo automobilistico il concetto di Supercar (come racconta Lamborghini nel nostro video) la Mangusta era, forse in modo un po’ diverso, un’auto non meno estrema, anzi.
Se a Sant’Agata si erano affidati al genio di Bertone e alla matita di Marcello Gandini, a Modena l’auto era frutto dell’estro di Giorgetto Giugiaro. Tra il 1967 e il 1971 sono state prodotto solo 401 Mangusta (si stima che oggi ne siano rimaste circa 250 in circolazione), delle sportive che montavano un motore V8 Ford da 5.0 litri, che poteva erogare una potenza di 221 cavalli.



Laterale.

Una di queste è stata messa in vendita. Prodotta nel 1969, ha avuto quattro proprietari, e ha percorso poco più di 4.5000 chilometri. Adesso la macchina è quasi nuova, anche perché il proprietario che l’ha messa in vendita, dopo averla comprata nel 2014, l’ha sottoposta a un restauro che gli è costato 60.000 dollari.
Ma cos’ha la Mangusta di così fascinoso da attirare l’attenzione? Secondo noi è questo mix di design italiano (a dir poco avveniristico per l’epoca) con la potenza americana, data da un motore che ha un rombo inconfondibile.

Trovarne una non capita poi così spesso. L’esemplare di cui vi abbiamo parlato è in vendita negli Stati Uniti e il suo prezzo è di 375.000 dollari (pari a circa 355.000 euro). Ne vale la pena?

Giovanni Castionese:

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