Alfa Romeo 164, una storia controversa

17 ottobre, 2016 | Flaminio Massetti

La storia della Alfa Romeo 164, la prima ammiraglia del Biscione a trazione anteriore.

Alfa Romeo 164.

Ambizione Alfa su base Lancia, in economia Fiat. Piacente, esuberante, rinnegata, discussa. La storia della Alfa Romeo 164 inizia qui. Nata per risollevare lo spessore del marchio, diventò il cardine dove si scontrarono i giudizi lusinghieri provenienti dai cori nazionalistici e quelli dissacranti dagli alfisti della prima ora.
L’impresa di riportare il marchio al suo vecchio splendore impattava su una situazione economica critica per la casa di Arese. Era chiaro da subito che per questa ammiraglia occorreva far leva sullo stile, sul disegno, consapevoli che non si poteva far molto sulla parte meccanica, ereditata dal Lingotto.
Non tanto la tecnologia che, seppur non sofisticata, regalava buone performance in termini di stabilità e tenuta di strada: il disagio da sopportare per gli alfisti riguardava la trazione anteriore associata alle auto “torinesi”.




Alfa Romeo e l’impronta della Fiat

La 164 è nata in seno alla Alfa Romeo dalla Pinifarina, che aveva già firmato altri progetti per diverse case automobilistiche.
Un cammino lungo, il cui seme è stato piantato nell’ottobre del 1981 con i disegni partiti dai primi figurini che Enrico Fumia (allora designer per la Pinifarina) aveva prodotto a casa sua e che seguivano i due progetti “154” e “156”.
Il primo era quello che doveva sostituire la Giulietta, il secondo la Alfetta (leggi la sua storia). Entrambi prevedevano l’adozione della trazione posteriore su di un pianale Alfa Romeo.
Il progetto “154” sembrava così innovativo che Alfa aveva deciso di abortire il “156” per concentrare tutti gli sforzi sul primo, rinominandolo “164”. Era il Novembre 1982. Per questo progetto l’Alfa, in forte crisi economica, decise di acquistare il pianale Tipo 4 da Fiat, lo stesso di Lancia Thema, Fiat Croma e Saab 9000, oltre al sistema di sospensioni proveniente dalla Lancia Beta.
Era stata quindi l’Alfa a scegliere la dissacrata trazione anteriore. Un peccato di famiglia che non stravolse troppo Fumia il quale dette il via al progetto “164” dopo la definitiva approvazione da parte del presidente Alfa Romeo Ettore Massacesi, il 29 Settembre 1983.

Il motore trasversale della 164

I caratteristici fanali posteriori della Alfa Romeo 164 sono un tratto distintivo di design.

Alfa Romeo 164, il retro.

La realizzazione della 164 in casa Pinifarina fu caratterizzata da un rapporto spesso conflittuale con il progettista Fumia: diverse furono le correzioni in fase di progettazione a causa di soluzioni stilistiche ritenute troppo innovative per l’epoca.
Uno stile così impattante che rese la 164 riconoscibile ed apprezzata soprattutto al di fuori della sfera degli alfisti.
In effetti il motore sistemato trasversalmente come le comuni Fiat non apparteneva alla famiglia Alfa. Così come il blocco cambio-differenziale sotto il cofano che riconduceva alle prime Fiat a trazione anteriore. Inevitabilmente il pensiero che nasceva aprendo il cofano della 164 conduceva a soluzioni economiche, di ripiego. Così comuni e scontate da far quasi dimenticare di essere di fronte ad un’ammiraglia Alfa Romeo. Un peccato mai perdonato dai fedeli del marchio.
Eppure l’esordio, durante la presentazione, aveva generato giudizi lusinghieri da parte del vasto pubblico. Col senno di poi, forse, il merito di Enrico Fumia fu proprio quello di far dimenticare l’anima della 164. Soluzioni estetiche innovative, come la fascia posteriore del gruppo ottico delimitante lo “sguscio” intorno alla linea, segno grafico e funzionale che integrava anche le maniglie delle portiere.




Un fattore di stile così importante da diventare poi lo stilema di Marca per i successivi modelli 145, 146, 155, Spider e GTV. Così come il cofano anteriore inglobante lo scudetto, che “scavava” il paraurti anteriore, altra soluzione che dette inizio ad una regola stilistica per molti modello al seguito. Il sapiente dosaggio delle cromature poste solo intorno al logo anteriore e nel perimetro dei vetri contribuì a rendere la 164 innovativa, tanto da “invecchiare” la sorella Lancia Thema, oggetto di orgoglio dell’industria automobilistica italiana.
Si cercò di lavorare molto anche dentro l’abitacolo: in tal senso il cruscotto della berlina milanese venne disegnato su linee semplici e quasi austere. Fin troppo scontato fu considerato il disegno del quadro strumenti dagli stessi progettisti per una berlina dalle velleità sportive, così come poco intuitivo l’utilizzo del gruppo di climatizzazione introdotto nel mobiletto centrale con pulsanti uguali ed allineati.
Moquette e tessuti resistenti all’usura caratterizzavano la qualità dei rivestimenti interni oltre ad un comfort acustico ai vertici per i canoni dell’epoca.
Alla guida le doti del bialbero twin-spark di provenienza Alfa 75 non tradivano affatto le aspettative prestazionali facendo assaporare la filosofia Alfa Romeo. Con i suoi 148 cavalli e un’accelerazione 0-100 Km/h in 9.2 sec, la 164 2.0, modello alla base della gamma, raggiungeva i 210 Km/h. La linea fortemente aerodinamica aiutava il bialbero nella velocità di punta.

Pronta per diventare una Alfa Romeo d’epoca?

Il posto di guida della Alfa Romeo 164 con volante, tachimetro e la plancia con tutti i comandi.

La plancia.

Oggi la 164 stenta a farsi strada nei ricordi degli alfisti puri nonostante la lusinghiera accoglienza che ebbe al suo esordio. Sergio Pinifarina, (con Enrico Fumia e Lorenzo Ramacciotti, accanto al modello definitivo nella “sala” A a Cambiano, il 17 Giugno del 1983) esclamò: «È la più bella berlina che abbiamo disegnato!». Così bella che Enzo Ferrari ne volle una Rossa per sé.
Nata in Casa Alfa Romeo, presentata dietro la nuova proprietà Fiat, la 164 rimane il modello del pregiudizio. Un modello quindi non indifferente alle critiche e ai giudizi che funge da spartiacque tra chi dice si e chi dice no. Molto più della Alfasud che abbandonò il bialbero, e oggi viene accettata nel panorama delle Alfa d’epoca. Molto più della 155 nonostante i successi sportivi nella categoria “Gran Turismo”. Molto più dei modelli 145-146 ritenuti cloni della Fiat Tipo.
E chissà, adesso che Alfa è tornata alla tradizionale trazione posteriore, se il futuro riserverà alla 164 il cammino della gloria nella storicità del marchio o se verrà definitivamente gettata all’angolo e ricordata solo come un “errore di percorso”. Chi vivrà vedrà cantava Rino Gaetano.





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5 commenti

  1. Flam ha detto:

    ….e comunque è sempre una gran bella macchina….

  2. Marcello ha detto:

    Francamente fu un bel passo avanti per l’immagine ormai defunta anni 80 del marchio e passare da Alfa6 a 164. E il successo sul mercato lo dimostro’.
    Mai un’ammiraglia superiore nella storia alfa aveva venduto cosi bene.

  3. Maurizio Lello ha detto:

    Il progetto della linea della 164, sviluppato in Pininfarina viene dalla mano dell’ing. Emanuele Nicosia, progettista di vari eccellenti auto famose per lo stile (Ferrari Testarossa, Ferrari 288 GTO e tanto altro). Ho anche le immagini dei figurini originali del progetto.

  4. Stefano ha detto:

    Ma,per favore chi ha scritto questo articolo… la 164 è una delle migliori Alfa Romeo mai realizzate

  5. Gianno ha detto:

    Che cavolata la 164( tranne il 2.0 turbo 4 cilindri)monta motori alfa al 100%

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